haruka_lantis (haruka_lantis) wrote,
haruka_lantis
haruka_lantis

[Originale] Tre foglie nel vento / Capitolo 13

Titolo: Tre foglie nel vento
Autore: haruka_lantis
Fandom: originale
Rating: NC-17
Note: ambientanta in Giappone nel 1687, ovvero durante l'era Tokugawa, ad Edo (l'attuale Tokyo). Chiari riferimenti a rapporti omosessuali anche con minori (ma era una prassi comune a molte civiltà del passato e avere sedici anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi).
Scritta per: la mia tabella su 24ore prompt Ore 22:00 Io con te
Disclaimer: mia l'idea, miei i personaggi, mia la storia, siete pregati di ricordarvelo, nel caso fosse in cerca di ispirazione!
Note:Mi scuso per la discontinuità con cui sto postando questa storia, ma la pigrizia è una brutta compagnia. Faccio il fioretto di pubblicarla tutta prima della fine dell'anno. Grazie a chi mi segue con tanta pazienza!


Anno 1687, ultimi giorni di aprile
Hakone, tempio Ashi
Ora del Maiale


Ranmaru stava intrattenendo alcuni mercanti venuti da Hiroshima, quando una serva gli passò il biglietto: una calligrafia minuta ma precisa, non seppe riconoscerla, ma il messaggio gli fu chiaro. Attese una decina di minuti e poi finse un malore per poter ritirarsi: il capocomico era così preoccupato che la sua prima donna non potesse recitare l'indomani per il daymno di Kanegawa, che lo lasciò andare senza fare obiezioni. Ranmaru non perse tempo a cambiarsi e chiamò un risciò che lo portasse al tempio di Ashi, felice come un bambino il giorno di Tanabata (1).
“Sato-sama, chiedono di voi” la voce di un inserviente del tempio distolse Masanori dai suoi preparativi per il viaggio.
“Lasciate entrare” disse sorridendo.
Ranmaru scostò la porta scorrevole e apparve, meraviglioso come sempre, un kimono verde con motivi fluviali, con bordure rosse, e un kosode (2) scarlatto facevano risaltare il suo incarnato; i capelli erano legati con una coda alla base della schiena e il viso era truccato con kajal e un punto rosso sul labbro inferiore. “Ho interrotto qualcosa?” chiese Masanori, vedendolo così riccamente abbigliato.
“Nulla che valeva la pena continuare, mio adorato. Che accade?”
“Lo shogun mi ha incaricato di prendere possesso dei territori di Uji finché non si calmano le acque a Kyoto, partiamo domani all'alba”
“Così presto?”
“Devo essere ad Uji prima della cerimonia d’abdicazione, non ho molto tempo. Mi è stato chiesto di restituirti il tuo ventaglio”
“Era un regalo” rispose offeso Ranmaru vedendo l'oggetto che veniva spinto nella sua direzione.
“Sojiro-kun non vuole tenerlo e non gli do torto”
“Quel moccioso insolente! Ti fai comandare da un bambino, samurai-sama?”
“Quel bambino ha quindici anni, padroneggia armi letali con la stessa facilità con cui tu fai roteare il tuo ventaglio e, in veste di mio wakashu, non intende dividere il mio letto con te”
“Credevo fosse solo un allievo, un bambinetto. Tu non hai mai detto che...”
“Mia imperdonabile colpa. Te lo dissi già una volta: sono un uomo crudele”
“E perché non ti avrebbe ucciso come meritavi?”
“Perché Sojiro-kun è molto più pragmatico di quanto non sembrerebbe: una scappatella con un kagema alle terme non gli mette pensiero, è l'idea che il kagema mi possa cercare ancora una volta ad Edo, che lo fa arrabbiare”
“Sarebbe così terribile se io osassi cercarti ancora?”
“Non farò soffrire inutilmente Sojiro-kun, gliel’ho promesso”
“Hai promesso di non farlo soffrire? Allora è come se gli avessi promesso di non amarlo mai: amore è sofferenza, samurai-sama!”
“Forse nel teatro o nei romanzi, ma nella vita reale si trova una persona con cui dividere i giorni, come le notti, la si ama e la si rispetta”
“E non la si tradisce” sospirò Ranmaru, fermando una lacrima che scendeva lungo la gota nivea: finzione o realtà che fosse, fece effetto.
“Abbiamo questa notte tutta per noi, vogliamo sprecarla con le lacrime?”
“No, samurai-sama” sorrise accarezzandogli una guancia “Amami, amami dolcemente, solo un’ora, e poi per sempre”.
Si amarono follemente per tutta la notte, come se fosse la prima, come se non dovessero mai separarsi, come se avessero tutta l'eternità davanti. Si ripeté l'incantesimo di quella sintonia perfetta, di quel trovarsi, come se improvvisamente i loro due esseri si fossero fusi in un'unica entità, le metà della mela che si congiungeva e riacquistava la sua integrità. Non era solo la lussuria, la passionalità a tenerli avvinghiati l'uno ai lombi dell'altro, ora c'era una complicità nuova, un sentimento diverso. Se al loro primo incontro avevano soddisfatto un desiderio sessuale ed estetico, adesso davano sfogo ad una necessità dell'anima e del cuore.
Orihime e Kengyu, i due sposi della leggenda, potevano incontrarsi una sola volta all'anno: avevano una notte per trovarsi, amarsi, rinnovare le promesse d'amore e dirsi addio, ma per Orihime e Kengyu c'era sempre l'anno successivo e vivevano nell'attesa del prossimo incontro. Per Masanori e Ranmaru non c'era un anno successivo, non c'era un prossimo incontro. Il samurai sarebbe scomparso all'orizzonte assieme al suo scudiero, il suo legittimo compagno, e non sarebbe tornato: forse si sarebbe voltato un'ultima volta nella sua direzione prima di sparire dalla sua vita, ma non sarebbe tornato. Di ciò Ranmaru era perfettamente conscio, nel silenzio della notte, mentre ascoltava il respiro regolare del suo amante, il braccio di questi a cingergli la vita, la mano tra i suoi capelli sciolti e confusi sul futon. Prese allora la sua decisione: sarebbe andato con lui. Non gli importava di mandare al diavolo la carriera, o di farsi un nemico mortale, avrebbe seguito Masanori-sama ovunque egli fosse andato, anche solo per togliergli i sandali infangati al ritorno dalla battaglia. Avrebbe abbandonato il lusso, gli agi di Yoshiwara, per seguirlo nella sua vita di soldato, perché ormai sapeva che la sua felicità era legata alla presenza di quell'uomo. Lui era nulla senza Masanori-sama, e la sua vita non valeva più di zero. Che senso avrebbe avuto indossare abiti di seta, mangiare cibi prelibati, gioire di un ciliegio in fiore, se non poteva dividerlo con l'uomo che amava? Il suo amato era un soldato, si sarebbe adattato alla rude vita dei soldati.
“A che pensi?” la voce di Masanori ruppe il silenzio: si stupì che questi fosse sveglio, ma sapeva anche che raramente un samurai si addormentava pesantemente quando divideva il letto con uno sconosciuto.
“Verrò con te. Domani e per sempre, io andrò ovunque tu vada”
“Oh, Ranmaru-kun, non dire idiozie! Io non vado ad Uji ad ammirare i petali di ciliegio galleggiare sulle acque del fiume, vado lì a controllare un presidio militare. Non c'è spazio per un attore e, per quanto non creda che scorrerà molto sangue, mi saresti solo d'impiccio”
“Verrò con te o morirò. Ormai non ho più scelta, sono follemente innamorato di te”
“Mi hai visto tre volte in tutta la tua vita”
“E' più che sufficiente: io starò con te”
“E che dovrei dire a Sojiro-kun? Ranmaru-kun vuole venire con noi, posso portarlo?”
“E' un tuo allievo, farà quello che gli dirai di fare”
“Non gli dirò di fare a mezzi con te, né tu vorresti che io mi dividessi tra te e lui”
“Non c'è molto da dividere, o sbaglio? Tu quel moccioso insolente non te lo sei ancora fatto. Pensi che se lo accontenti, allontanandomi, lui ti si concederà: illuso, è una tattica vecchia come il mondo, vedrai che ti farà altre richieste, e poi altre e ti terrà legato come un pesce all'amo”
“Non Sojiro-kun, lui è di un'altra pasta”
“I ragazzini sono tutti uguali: sapessi le volte che l'ho fatto io! Come pensi che io sia arrivato ad essere il primo attore della compagnia a diciotto anni?”
“Taci, sei disgustoso quando dice queste cose. Un samurai non usa il suo corpo come merce di scambio”
“No? E allora Yanagisawa-sama com’è diventato il daynmo di Kawagoe?”
Masanori sciolse l'abbraccio e si tirò a sedere “Sono venuto a cercarti la prima volta perché avevo bisogno di sfogarmi, è stato bello, bellissimo, ma non doveva succedere di nuovo. Ti ho fatto venire solo per salutarti”
“Adesso andrai ad Uji, e non farai che pensare a me, e quando sarai a Edo verrai a cercarmi, lo sai che è così che andrà. Inventerai scuse su scuse per poter avere qualche notte libera e tornerai nel mio letto, non è più giusto dire a quel ragazzo che non lo ami e sciogliere il vostro patto?”
Masanori rimase silenzioso, cupo in volto, poi ad un tratto, come se si fosse risvegliato di colpo, gettò il ragazzo all'indietro sul futon e lo baciò con foga.
“Basta con i sogni ad occhi aperti, questa notte è ancora nostra". Ranmaru si lasciò sopraffare dai baci e dalle languide carezze e con un sospiro grato accolse il suo amante nel suo corpo.

Sojiro rientrava in quel momento nella foresteria, dopo aver controllato i cavalli nelle stalle. Fu allertato da rumori insoliti e portò la mano alla spada, pronto a sguainarla in caso di necessità. Si avvicinò alla stanza del maestro prestando attenzione a non farsi scoprire, nel caso si trattasse di un agguato, e solo quando si accostò agli shoji comprese la natura dei rumori. Non avrebbe dovuto, non era una cosa da farsi, ma la curiosità fu più forte e scostò di poco la porta, quel tanto per spiare quel che accadeva all'interno: gli fu chiaro che il suo discorso non aveva prodotto l'effetto desiderato; avrebbe sentito ancora parlare di quel kagema e gli si gelò il sangue al pensiero che un giorno la loro storia, travisata e costretta nei canoni della rappresentazione, sarebbe stata portata in scena. Gli fu chiaro che la parte dell'empio spettasse a lui, poiché nei drammi teatrali non era mai colpa dei due innamorati: chi ama non ha colpa, viene travolto dalla passione malgrado la ragione e le convenzioni sociali. Triste ed incapace di trovare una soluzione che mettesse tutti d'accordo, Ito Sojiro passò la notte in bianco, un'altra notte.

Note:
(1)Tanabata: famosa festa giapponese dedicata ai bambini durante l'estate
(2)Kosode: una giacca di tessuto pesante che si porta generalmente sopra il kimono
Tags: originali, tre foglie nel vento
Subscribe
  • Post a new comment

    Error

    default userpic
    When you submit the form an invisible reCAPTCHA check will be performed.
    You must follow the Privacy Policy and Google Terms of use.
  • 1 comment