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[Originale] Tre foglie nel vento / Capitolo 14

Titolo: Tre foglie nel vento
Autore: haruka_lantis
Fandom: originale
Rating: NC-17
Note: ambientanta in Giappone, nel 1687, ovvero durante l'era Tokugawa, ad Edo (l'attuale Tokyo). Chiari riferimenti a rapporti omosessuali anche con minori (ma era una prassi comune a molte civiltà del passato e avere sedici anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi)
anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi).
Scritta per: la mia tabella su 24ore, prompt Ore 06:00 Un tacito accordo
Disclaimer: mia l'idea, miei i personaggi, mia la storia, siete pregati di ricordarvelo, nel caso fosse in cerca di ispirazione!



Anno 1687, maggio
Uji, palazzo del governatore
Ora del Coniglio


Era un'alba tersa e gelida, quella che vide Ito Sojiro dare fondo a tutta la sua comprensione e sangue freddo.
Da ormai una settimana si erano istallati nel palazzo del governatore di Uji, e controllavano il passaggio verso sud. A Kyoto la situazione era abbastanza tranquilla: c'erano state delle lettere di fuoco tra l'ex imperatore Reigen, che voleva continuare a governare in nome del figlio minorenne, e il Bakufu (1), che voleva che si ritirasse in convento secondo la prassi; ma tutto era in mano alla diplomazia, ai samurai di Togukawa restava solo di stare a guardare e far capire che il minimo accenno ad un ribaltamento dei giochi di potere sarebbe stato soffocato nel sangue. Seppur invisibile, la mano dello Shogun teneva per il collo la corte e l'intera città.
Sojiro, come sempre, seguiva come un'ombra il maestro e assimilava: Sato non era meno capace come comandante di quanto non fosse in veste di cortigiano.
Quella mattina, come altre volte, Sojiro faceva la ronda sui bastioni del castello e controllava che tutto fosse in regola: era una pura proforma, ma era importante tenere gli uomini occupati con i preparativi di un assedio, anche se sapeva che non ci sarebbe mai stato. Ad un tratto un uomo della guardia lo avvicinò.
“Ito-sama” Sojiro si girò di colpo, profondamente imbarazzato che un uomo di quarant'anni si rivolgesse a lui con l'onorifico usato per i superiori in grado “C'è un uomo che chiede del comandante Sato, insiste per incontrarlo. Che dobbiamo fare?” Masanori era a Kyoto per una riunione con il comandante in capo, sarebbe rientrato solo in serata.
“Non ha detto come si chiama?”
“Ha detto solo che si taglierà la gola se non potrà vedere Sato-sama e mi ha detto di consegnargli questo” Era il ventaglio laccato di nero dell'attore conosciuto a Hakone.
“Non ci credo” sibilò Sojiro e si precipitò all'ingresso del castello.
Gli uomini della guardia erano come pietrificati dalla bellezza del giovane: un kimono di seta giallo oro con disegni di peonie blu, bianche e rosse, legato in vita da un obi blu, una acconciatura semplice ma elegante, trattenuta da un nastro rosso scarlatto, così come il kosode, che esaltava l'incarnato niveo.
Ranmaru era fermo al centro del piazzale con un ridicolo ombrello rosso a ripararlo da un sole inesistente: quando riconobbe Sojiro tra la piccola folla gli andò incontro con cipiglio altero.
“Ragazzo, sappi che non m'impedirai di incontrare Masanori-sama”
Invece di cacciarlo o insultarlo, come si aspettava, il ragazzino gli sorrise e lo aiutò a salire le scale che conducevano alle sale interne, parlandogli gioviale “Vi stavamo aspettando, Sasaki-san”.
Ranmaru non capì bene se stesse scherzando o se davvero la sua visita era attesa: si lasciò condurre in una stanza del primo piano e accettò la colazione con gratitudine. Solo quando ebbe finito di mangiare, il suo ospite decise di cambiare atteggiamento.
“Che diavolo vi diceva la testa, di venire qua a fare quella sceneggiata, Sasaki-san?”
“Non m'impedirai di...” Ma non riuscì a finire la frase che Sojiro gli mollò un manrovescio sulla guancia.
“Siete pregato di rivolgervi a me con il dovuto rispetto, e anche se sono più giovane di voi, appartengo comunque alla classe dei samurai e, come minimo, vi dovreste rivolgere a me con il titolo di samurai-sama, ma potete chiamarmi Ito-san. Ora, ve lo chiedo di nuovo, cosa siete venuto a fare?”
“Devo vedere Masanori-sama” piagnucolò Ranmaru.
“Sato-sensei resterà a Kyoto tutto il giorno. Vi ha invitato lui qui ad Uji?”
“No, è stata una mia iniziativa. Lui ha fatto quel che gli avete chiesto, Ito-san, mi ha restituito il ventaglio e tutto il resto”
“Allora, cosa volete ancora?”
“Non posso vivere senza di lui” singhiozzò nascondendo il volto tra le maniche del kimono.
“State recitando?”
“No, giuro, io davvero non vivo più senza di lui. Ho lasciato la compagnia e sono venuto qua, voglio solo vederlo”
“E poi?”
“E poi mi ucciderò”
Sojiro lo fissò gelido, avrebbe voluto schiaffeggiarlo di nuovo, magari deturpare quel suo viso troppo bello, ma alla fine ebbe pietà di quel disgraziato. Sapeva che sarebbe tornato nelle loro vite, certo non così presto, non in questo modo buffo e patetico.
“Io mi posso liberare di voi solo uccidendovi” disse dopo un breve silenzio, Ranmaru portò una mano al petto e lo fissò sconvolto, con i suoi occhi truccati di nero “E anche da morto, continuereste ad essere una maledizione per me. E' evidente che il maestro nutre dei sentimenti forti per la vostra persona: non avrei dovuto, ma vi ho spiati l'ultima notte che passaste insieme al tempio di Ashi. A questo punto, non resta che assecondare il suo capriccio” Ranmaru smise di atteggiarsi a dama oltraggiata e ascoltò con attenzione. “Conto sul fatto che siete un uomo volubile, vi stancherete del maestro, o forse Sato-sensei si stancherà di voi, con un po’ di fortuna. Fino ad allora, non mi rimane che restare a guardare”.
“Avrei preferito che mi dichiaraste guerra apertamente”
“Ho imparato che l’arte della dissimulazione aiuta a sopravvivere molto meglio dell’arte della spada”
“Cinico”
Sojiro alzò le spalle e si congedò con un inchino.
Masanori, rientrato ad Uji al tramonto, avrebbe trovato Ranmaru nelle sue stanze ad accoglierlo come un cucciolo che faceva le feste al padrone, ma avrebbe dovuto attendere il giorno seguente per sapere che sorte gli avrebbe riservato il suo allievo.

Note:
(1) Bakufu: Il termine veniva usato in Giappone per indicare il governo militare dello Shōgun
Tags: 24ore, originali, tre foglie nel vento
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