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[Originale] Tre foglie nel vento / Capitolo 17

Titolo: Tre foglie nel vento
Autore: haruka_lantis
Fandom: originale
Rating: NC-17
Note: ambientanta in Giappone, nel 1687, ovvero durante l'era Tokugawa, ad Edo (l'attuale Tokyo). Chiari riferimenti a rapporti omosessuali anche con minori (ma era una prassi comune a molte civiltà del passato e avere sedici anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi)
anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi).
Scritta per: la mia tabella su 24ore, prompt Ore 01:00 Nascosto dietro i suoi occhi
Disclaimer: mia l'idea, miei i personaggi, mia la storia, siete pregati di ricordarvelo, nel caso fosse in cerca di ispirazione!



Anno 1687, maggio
Uji, palazzo del governatore
Ora del Bue


Il silenzio era palpabile nel palazzo del governatore: i suoi abitanti dormivano tranquilli nelle stanze ai piani superiori, solo alcuni uomini di guardia erano svegli, intenti in una partita a go, ma c’erano due persone che non riuscivano a prendere sonno nonostante l’ora tarda: una era Sato Masanori, costretto nel futon ad una piazza con Sojiro che si era addormentato sul suo petto e che al più piccolo movimento minacciava di destarsi; l’altro era Sasaki Ranmaru, nel suo talamo deserto dopo molte notti in cui non aveva conosciuto la solitudine. L’uno pensava all’altro, con amore e trasporto, ed entrambi pensavano a quel ragazzino che si poneva tra di loro, non a dividerli, come Ranmaru aveva temuto all’inizio, ma ad ogni modo questi aveva creato un muro che li faceva soffrire. Masanori, per la prima volta in vita sua, sperimentava i sensi di colpa: sapeva che Sojiro gli voleva bene e lui non era indifferente al fascino segreto e non convenzionale del suo scudiero, ma ciononostante lo tradiva con Ranmaru con una regolarità sconcertante e Sojiro non aveva fatto altro che sottrarsi e sfuggirgli, rendendogli così impossibile poter ignorare l’esistenza del ragazzo: ciò che più voleva, da sempre, era stato ciò che non poteva avere.
Ranmaru era abituato a ricoprire il ruolo dell’amante, a passare le notti in attesa che il suo uomo lo venisse a trovare, ma era la prima volta che si trovava a faccia a faccia con il suo antagonista e questi, invece di disprezzarlo ed insultarlo, o cerare di ucciderlo, lo aveva accolto come un vecchio amico e gli aveva lasciato il posto nel letto di Masanori-sama, così come si concede un piccolo capriccio ad un bambino; quel ragazzino, che aveva almeno tre anni meno di lui, lo trattava con supponenza, eppure non riusciva a trovarlo antipatico, anzi, ammirava il suo autocontrollo e la sua astuzia: lasciava che Masanori facesse ciò che voleva con lui e, come nel proverbio cinese, aspettava fiducioso di veder passare il cadavere del suo nemico. Ora si chiedeva dove fosse Masanori, come mai non fosse venuto a trovarlo e l’idea che potesse trascorrere la notte con quel pivellino lo faceva impazzire di gelosia. Incapace di restare a letto e aspettare l’alba, Ranmaru decise di scoprire con i suoi occhi se i suoi dubbi erano fondati oppure no: se Sojiro fosse riuscito a ricondurre Sato nelle sue grazie, voleva dire che per lui calava il sipario. Indossò un kosode sullo yutaka e lasciò la stanza per sgattaiolare in quella del suo amante, che trovò vuota. Si chiese cosa potesse fare a quel punto: una scenata di gelosia? E a che titolo? Oppure poteva tornare in camera sua e far finta di non sapere, ma non era il suo stile, e le scene drammatiche erano il suo forte: così prese coraggio e si avviò verso la stanza di Ito-san, in fondo al corridoio. Fece scorrere gli shoji attento a non far rumore e si affacciò: anche nell’oscurità seppe riconoscere la sagoma di Masanori distesa sul futon e quel fagotto raggomitolatosi contro doveva essere Sojiro-san.
“Sono sveglio” la voce di Sato lo fece sobbalzare e a fatica trattenne un grido di paura. Scivolò sulle ginocchia e richiuse i battenti alle sue spalle.
“Non potevo dormire” disse a mo’ di scusa.
“Neanch’io” rise sommessamente Masanori facendogli segno di avvicinarsi. C’era una piccola candela quasi consunta accanto al letto e il samurai gli comandò di accenderla. Nel poco chiarore creato dalla fiammella, Ranmaru capì perché Masanori non era venuto a trovarlo: la presa di Sojiro era così salda da non dargli scampo.
“Ti ha fatto prigioniero”
“Almeno così dorme. Sono giorni che a causa degli incubi non dormiva una notte intera”
“Che incubi?”
“Sai qual è il vero motivo per cui Asahi-yue fu ucciso dal suo paggio quest’inverno a Chiyoda?”
“Non era una spada?”
“Asahi-yue abusò di Sojiro-kun ed incolpò il suo paggio del crimine” Ranmaru sbarrò gli occhi “Naturalmente nessuno a parte i presenti conoscono la verità”
“E’ una cosa molto triste. Immagino che per lui sia dura da sopportare”
“Lui è…” Masanori si voltò verso la persona stretta al suo petto e gli passò una mano tra i capelli “Lui cerca di far finta di niente, ma da solo non può farcela” Tornò a rivolgere lo sguardo verso il suo interlocutore quando sentì dei singhiozzi “Perché piangi?”
“Sono una persona orribile, orribile… Strapparti dal suo affetto proprio quando ne aveva più bisogno e tu, tu sei crudele… Perché non lo hai protetto? Dov’eri tu quando Ito-san aveva bisogno di te?”
Masanori non aveva mai pensato che quello che era successo fosse in qualche modo colpa sua: aveva dato tutta la colpa ad Asahi e ai suoi servi e aveva archiviato la questione. Adesso però poteva guardare a quanto successo con occhi diversi, con gli occhi di uno spettatore esterno, gli occhi di Ranmaru. Si voltò di nuovo verso Sojiro, che dormiva tranquillamente: doveva essere un bel sogno se il loro vociare non lo aveva svegliato, o forse era troppo stanco.
“Non dovresti prendere così a cuore la sorte degli sconosciuti”
“Come posso ritenere Ito-san uno sconosciuto? Lui è il compagno che ti sei scelto, io non posso far finta che non esiste. D’altra parte, anche se lo avessi conosciuto in un altro frangente, penso che lo avrei trovato comunque una persona adorabile”
Era vero, Sojiro era una persona adorabile e nessuno sano di mente poteva volergli male, tranne quell’infame di Asahi e lui, che non sapeva dir di no ai suoi istinti più bassi. Dietro alle sue ciglia lunghe, bagnate dalle lacrime, Ranmaru aveva una percezione più profonda e più veritiera del loro rapporto, di quello strano triangolo in cui lui si trovava ad essere il vertice. Così come Sojiro che, dietro a quegli occhi nocciola, bassi e tristi, vedeva con chiarezza i segreti del suo cuore e si comportava di conseguenza. Dietro agli sguardi di questi due giovani così diversi per estrazione, educazione e spirito, si nascondeva il suo vero sé stesso. Essi, amandolo per quello che era, con tutti i suoi difetti e le sue debolezze, riflettevano un’immagine di Masanori che lui non si sarebbe mai attribuito: un uomo volubile, debole, egoista, superficiale. Dietro agli occhi di Ranmaru, che ora piangevano la sorte del suo antagonista, si nascondeva il suo vero io: un uomo in balia degli eventi e degli istinti, dunque non un uomo, ma un cane senza padrone. Doveva compiere una scelta, doveva lasciar andare uno dei due, non poteva legarli entrambi a sé, per poi doverli vedere piangere o perdere il sonno. La ragione gli suggeriva Sojiro-kun, il compagno fedele e discreto, il cuore voleva Ranmaru-kun, l’amante focoso ed istintivo. L’uno completava l’altro, ed entrambi completavano lui.
Sospirò e con la mano libera cercò il volto di Ranmaru, accarezzandolo dolcemente; l’altra mano restava salda sulla spalla di Sojiro, come a proteggerlo da ogni male. Era tutto lì, nello spazio di un tatami, la sua vita, ciò valeva la pena di difendere, i suoi due amori.

Note:
GO:
gioco simile alla dama
Kosode: giacca di tessuto pesante
-yue: è il suffisso usato per riferirsi alle persone defunte
Tatami: unità di misura usata ancora oggi.
Tags: 24ore, originali, tre foglie nel vento
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