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[Originale] Tre foglie nel vento / Capitolo 19

Titolo: Tre foglie nel vento
Autore: haruka_lantis
Fandom: originale
Rating: NC-17
Note: ambientanta in Giappone, nel 1687, ovvero durante l'era Tokugawa, ad Edo (l'attula Tokyo). Chiari riferimenti a rapporti omosessuali anche con minori (ma era una prassi comune a molte civiltà del passato e avere sedici anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi)
anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi).
Scritta per: la mia tabella su 24ore, prompt Ore 11:00 Come se amare fosse una colpa
Disclaimer: mia l'idea, miei i personaggi, mia la storia, siete pregati di ricordarvelo, nel caso fosse in cerca di ispirazione!



Anno 1687, maggio
Uji, palazzo del governatore
Ora del Cavallo


Le voci dalla stanza del governatore erano sommesse, ma non occorreva un genio per capire cosa stesse succedendo, né si stupì che alla fine fosse accaduto: il ragazzino aveva giocato bene le sue carte ed era anche giusto che si godesse la sua ricompensa. Ranmaru sapeva di averlo privato del calore di Masanori-sama anche troppo a lungo, allo stesso modo sapeva che Masanori non aveva mai smesso di volergli bene, di preoccuparsi per lui, e non aveva mai pensato ad un futuro senza Sojiro. Se c’era qualcuno di troppo in questa storia, quello era lui. Probabilmente, Masanori-sama sarebbe tornato ancora a cercarlo, ma per il momento la sua parte era finita e doveva uscire di scena. Chiamò un servo e lo sollecitò a raccogliere le sue cose in fretta (non aveva che i pochi abiti con il quale era arrivato meno di un mese prima): sarebbe uscito con la scusa di andare al tempio, ma non sarebbe tornato. Chikamatsu-sensei lo avrebbe ripreso nella compagnia, gli avrebbe fatto sputare sangue per un po’, ma, non appena gli spettatori fossero tornati ad accalcare il teatro per vederlo recitare di giorno e i clienti a riempire le case da tè la sera, ovvero non appena avesse ripreso a guadagnare soldi extra, la fuga e la latitanza di quel mese gli sarebbero state perdonate. Lui doveva solo provare a dimenticare Masanori-sama; amarlo non era la cosa più saggia da farsi, né la più giusta, e un attore come lui si era preso fin troppe libertà.
E poi, perché rinunciare agli agi, alle stoffe di seta, ai gioielli, al buon sakè e a tutti gli altri privilegi che la sua condizione di attore comportava? Perché rinunciare alla sua libertà e costringersi a dormire sempre con lo stesso uomo, quando poteva portarsi a letto tutta Edo, se non tutto l’impero? Lui era un spirito libero, gli dei gli avevano donato quella bellezza sconvolgente perché lo affrancasse dalla sua condizione di contadino: i suoi genitori lo avevano venduto quando aveva cinque anni e lui era cresciuto nello Yoshiwara, prima come apprendista e poi come onnagata. Yoshiwara era casa sua, il suo mondo fluttuante, dove lui era amato e apprezzato; nel mondo dei samurai al massimo sarebbe stato l’amante di Masanori-sama, un servo speciale, e avrebbe vissuto all’ombra della gloria di questi. Il suo posto era altrove, ma il suo cuore lo lasciava lì, tra le lenzuola dove aveva amato Masanori-sama, in quella stanza che li aveva visti uniti e felici per tante notti, molte più di quante ne avesse avuto il diritto di vivere. Una delle prime cose che aveva imparato nella hamanachi era che l’amore era un lusso che non ci si poteva permettere: amare era una colpa, al pari di rubare, perché l’amore era per le mogli, per i wakashu, non per i compagni della notte, non per le suonatrici di koto o i danzatori. Loro, gli artisti, potevano solo rubare qualche ora, una notte, forse perfino giorni interi, ma quello che avevano in cambio era un amore comprato, e bastoncini d’incenso a ricordare al cliente che l’amore, quello vero, quello genuino e gratuito, era altrove. I fiori d’incenso si erano consumati per Ranmaru e i sospiri sommessi che udiva attraverso i sottili pannelli di carta di bambù gli imposero di affrettare il passo: ora che la decisione era stata presa, non doveva indugiare. Una sola parola di Masanori-sama, un suo sguardo, e avrebbe perso il coraggio raccolto, e non avrebbe mai più trovato la forza di partire, di sacrificarsi. Scrisse poche righe che lasciò sul futon, Masanori le avrebbe lette quando lui ormai sarebbe stato già stato lontano.

L’errore fu amarti una notte
La colpa sarà amarti sempre


Note
Mondo fluttuante o ukiyo-e:
il termine con cui si definiva il mondo delle geisha e degli attori.
Tags: 24ore, originali, tre foglie nel vento
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