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Tre foglie nel vento / Capitolo 21

Titolo: Tre foglie nel vento
Autore: haruka_lantis
Fandom: originale
Rating: NC-17
Note: ambientanta in Giappone, nel 1687, ovvero durante l'era Tokugawa, ad Edo (l'attula Tokyo). Chiari riferimenti a rapporti omosessuali anche con minori (ma era una prassi comune a molte civiltà del passato e avere sedici anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi)
anni nel XVII secolo non è come averli al giorno d'oggi).
Scritta per: la mia tabella su 24ore, prompt Ore 05:00 Sfiorare il ridicolo
Disclaimer: mia l'idea, miei i personaggi, mia la storia, siete pregati di ricordarvelo, nel caso fosse in cerca di ispirazione!



Anno 1687, maggio
Uji, palazzo del governatore
Ora del Coniglio



“Lasciatemi solo” disse il samurai ai suoi uomini dopo che questi erano rientrati al palazzo del governatore dopo una lunga notte di ricerche infruttuose. Matsumoto-san diedi ordine di ritirarsi a tutti e salutò il suo padrone senza aggiungere nulla: Sato Masanori rimase da solo nella piccola stanza da letto, dove un futon intonso lo attendeva, assieme alla cena della sera prima, ormai fredda, e alle due lettere che annunciavano la partenza di Ranmaru-kun e di Sojiro-kun. Fuori albeggiava.
Solo il giorno avanti era l’uomo più felice della terra, ora il più sfortunato.
Quel giorno si era alzato dal letto che condivideva con Ranmaru-kun finalmente certo di ciò che doveva esser fatto; aveva convocato Sojiro-kun e gli aveva aperto il suo cuore, poi avevano fatto l’amore. Aveva lasciato Sojiro-kun dopo aver pranzato insieme e dato ordine che non lo disturbassero, nel caso volesse coricarsi per un riposino pomeridiano. Era passato il mezzogiorno e gli impegni della giornata non erano più procrastinabili, così era partito con un piccolo drappello di uomini per un’ispezione nelle campagne, dove nella notte era scoppiato un incendio. Era contento, di più, era felice. Partendo, aveva sollevato il volto verso le finestre del piano nobile, dove pensava che i due ragazzi fossero occupati in qualche faccenda secondaria: quella sera avrebbero mangiato tutti e tre assieme, si disse, avrebbero parlato ancora di ciò che andava fatto e come, ma ormai era certo che la soluzione era a portata di mano.
Poi, purtroppo, era tornato tardi, più tardi di quanto avesse voluto, aveva bisogno di fare un bagno caldo e mangiare qualcosa: solo un’ora dopo era entrato nella stanza di Ranmaru e aveva trovato la lettera:

L’errore fu amarti una notte
La colpa sarà amarti sempre


Un colpo al cuore.
Lo fece cercare per tutto il palazzo, poi per tutta Uji, ma per prima cosa si era precipitato nella stanza di Sojiro-kun.
“Sojiro-kun, tu che ne sai di questo?” Aveva quasi urlato entrando nella stanza, senza notare che era buia e deserta: temé il peggio per un periodo che gli sembrò eterno.
Una delle sue spie gli avrebbe riferito, poche ore dopo, che Sasaki-san era diretto verso Edo, un mercante gli aveva offerto un passaggio lungo la Tokaido.
Ma dove era Sojiro-kun?
Fece setacciare i boschi intorno ad Uji, guadare il fiume, fece controllare ogni casa di contadino, mercante o artigiano della città, ma di Sojiro nessuna traccia, finché, con le prime luci dell’aurora era arrivato un messo da Kyoto: recava una lunga penosa lettera del ragazzo:

Adorato maestro, mio unico amore, mio enorme dolore…

Era partito per Kamakura, pronto a darsi la morte o ad entrare in convento, così scriveva.

…eternamente fedele nello spirito come nel corpo…

Parole dolci, degne del buon cuore di un ragazzo ingenuo, ma anche molto deciso.
Masanori rilesse la lettera ancora una volta, aveva le lacrime agli occhi: entrambi i suoi due amori erano partiti credendo che l’altro sarebbe restato assieme a lui, invece era rimasto solo.
Ridicolo, si disse: gli veniva da ridere, nonostante gli occhi fossero umidi e gonfi.
Solo poche ore prima aveva tutto e adesso non gli rimaneva niente.
Poteva andare ad Edo e riprendersi Ranmaru-kun, ma non si poteva permettere di mantenere un attore del suo livello. Poteva andare a Kamakura e riprendersi Sojiro, ma non poteva presentarsi nella casa di un suo commilitone e ammettere di non aver vigilato sull’incolumità del ragazzo e poi di averlo tradito con un kagema. La verità era che non aveva idea di cosa doveva fare adesso, sentiva solo un grande sconforto e una pena infinita.
Nell’aria appena percettibile, poteva sentire l’odore delle essenze che Ranmaru usava per il corpo; nelle orecchie gli risuonavano le parole di Sojiro “Fate l’amore con me come se tra di noi non ci fossero né l’onnagata, né Asahi-yue”; se chiudeva gli occhi vedeva i loro due volti: l’assenza era un dolore fisico.
Il sole sorgeva e la fuori la vita continuava: Masanori avrebbe voluto fermare il tempo, avrebbe voluto non vivere i minuti, le ore che sarebbero seguiti, perché ormai di andare avanti non gli interessava, e pensò per un istante a darsi la morte: valutò quanto tempo avesse prima che qualcuno desse l’allarme, portò anche la mano al pugnale, ma non era quello il finale che voleva per il loro ridicolo dramma. Il colpo lo aveva squassato come se un terremoto avesse distrutto ogni cosa, ma si sarebbe rimesso in piedi, sarebbe diventato ancora più influente a corte, avrebbe ottenuto un feudo lontano e si sarebbe ripreso ciò che era suo: avrebbe riunito i suoi due cuori e insieme avrebbero conquistato un po’ di pace.
Tags: 24ore, originali, tre foglie nel vento
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